Mezzosangue: "Musica Cicatrene" (2024) - Recensione
Ogni lavoro di Mezzosangue e’ sempre un parto travagliato e doloroso, e mentre ci si aspettava un seguito all’album del 2022 “Sete” in termini di contenuti lirici e musicali, il rapper romano ci sorprende con la riedizione del suo primo lavoro (mixtape) del 2012 da Capitan Presente al “Captain Futuro Rap Contest” organizzato da Esa, che lo consacro’ alla scena hip hop italiana.
Dell’originale “Musica Cicatrene Mixtape”, Mezzo ripropone undici dei dodici brani, aggiungendo una nuova versione di “Piove Musica” in un duo con Gaia l’unico brano, la cui dolcezza sembra non aver nulla in comune con il resto dell’album, che è invece permeato dalla durezza e schiettezza del rap duro del lavoro d’esordio. Mezzosangue vuole chiudere questo capitolo della sua vita musicale, con toni melodici e con il beneficio di una voce al femminile, aprendo ad un futuro piu’ leggero dopo aver chiuso definitivamente la porta su un passato cupo e doloroso.
Agli inizi faceva i conti con una situazione personale e familiare che, per sua stessa ammissione durante un’intervista al canale YouTube Esse nel 2022, era fatta di isolamento dai suoi genitori e con una cerchia di amicizie molto ristretta, mentre la sua rabbia interiore ed una coscienza sociale crescente, plasmavano il suo "rap nudo e crudo".
Come detto, il ritorno a “Musica Cicatrene” e’ piu’ un discorso di chiusura di un percorso personale e non mostra un’evoluzione musicale come si era invece intravista nel percorso da “Soul of a Supertramp” (2015) a “Sete” (2022) passando da “Tree – Roots & Crown” (2018), ma nonostante la decade trascorsa di eventi sociali e mondiali, i contenuti restano molto validi ancora oggi e sicuramente solidificano la base di fan che amano e seguono Mezzosangue per i suoi messaggi veri, umani e lontani dal mainstream del rap commerciale.
La “Intro” apre l’album con sezione d’archi ed organo (synth) sui rintocchi delle campane dell’Angelus che accompagneranno ritmicamente le rime della strofa in cui dichiara la propria solitudine ed il disagio per un mondo che mette al bando i valori veri, regredendo ad un “Secondo Medioevo” (traccia sviluppata in seguito). “Esistenzialismo” e’ poesia allo stato puro, le rime delle strofe ed il monologo – interpretato da Giacomo Bartoccioli – sono intrise di considerazioni filosofiche che posizionano Mezzosangue dieci piani sopra il rap commerciale dagli stili linguistici grezzi che si ripetono sui soliti cliches e che impoveriscono ancora di piu’ il cervello di chi li ascolta. In questa edizione si arriva alla terza traccia per trovare la canzone “bandiera” della sua prima apparizione, quella “Capitan Presente” che lo lanciò sulla scena con un messaggio politico di condanna i cui contenuti sono amaramente validi ancora oggi, presentandosi con quel passamontagna che ha spostato l’attenzione sui suoi testi e meno sull’apparenza. Segue “Still Proud” prodotta da G-LaSpada (come tutto l'album) e con gli scratch di DJ Shocca, un brano molto potente che si apre e chiude su due beat molto lenti, da apertura e chiusura concerti live, ma che mette poi al centro dell’attenzione sonorità techno e la musica che resta ”unica via d’uscita”. L’amarezza per le storie di violenza urbana viene narrata su barre che scorrono su chitarre elettriche ed echi di musica western e citazioni latine (“ubi maior minor cessat” ed “homo homini lupus”) in “Soldierz”; mentre il basso che domina su un tappeto musicale di piano elettrico e sax in stile jazz-rock anni ’70 ritorna insieme con le rime che riferendosi a personaggi storici dell’ Hip Hop (House of Pain e Big Daddy Kane) e del cinema (Christian Bale) parlano dell’incertezza individuale di un “Piano A” che manca tanto quanto una vera alternativa di vita e realizzazione personale.
E’ nel “mezzo” del cammino di questo album che Luca ricorda a tutti che lui è “Mezzosangue”, un personaggio schivo che prende “le distanze in un mondo che non sa più amare” conservando i propri principi sentendosi come il poeta radicale britannico Percy Shelly e che non ha voglia di competere nel diventare il “king del rap” ma che si sente integro nella sua coscienza, dai suoi inizi fino ad oggi. Poi arriva “Nevermind”, unica traccia in cui è stato conservato il sample del mixtape, quello dei The Counts (gruppo R&B) tratto dalla loro canzone “Just you, Just Me” del 1973. Una canzone bellissima, che sembra accompagnarci in cuffia mentre naufraghiamo nei nostri pensieri con dei testi ancora attualissimi per il rapper che prosegue per la sua strada fottendosene di tutti, restando fedele ai suoi principi senza scendere a particolari compromessi. Ma la rabbia di Mezzosangue non è mai quieta e rispunta forte come 12 anni prima con i testi lungimiranti di “Secondo Medioevo” ancora attuali e forse ancora più veri in un mondo che gira intorno al potere del denaro e dei potenti del sistema economico. Segue la brevissima “Shylock” con un flow ed una ritmica da classico del rap che sembra voler chiudere fuori tutta la rabbia e la storia pregressa dal mixtape all’album per la title track “Musica Cicatrene” che è una grande dichiarazione d’amore per la musa ispritatrice e compagna di vita, “la luce nella notte, la chiave delle porte”. Un amore cantato su un sottofondo di musica orchestrale, epico, cinematico, ed è una fine bellissima per questo album che ci lascia un Mezzosangue oramai al comando, unico Capitan Futuro della sua nave dove si ascolta una musica che “salva, è una manna, è l’osanna”.

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